umani

Umami – Laia Jufresa

Categoria: un libro che hai regalato.

Questo libro è avvolto da un circolo di regalitudine come fosse carta colorata, abbastanza da farci il nastro bello e il fiocco. (colonna sonora1) È andata così: il 5 ottobre sono andata a un incontro con la SUR in un posto bellissimo, che è la libreria Teatro Tlon a via Nansen 14, Roma. È stato il primo della serie “Incontri con l’editore” e  c’erano, seduti in quest’ordine, Dario Matrone, Giulia Zavagna e Martina Testa (e Marco a New York). Si parlava del mestiere d’editore, del mazzo che uno si fa quando fa tutto a mano, per bene e in prima persona e Giulia Zavagna ci ha detto di Umami. Ce ne ha detto così bene che – nonostante fossi andata lì con l’idea di non comprare libri e ne avessi già comprato uno “uno, dài, solo uno” – ho dovuto prendere anche l’ultima copia di Umami.

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Io sono vegana e l’umami è stato una scoperta legata a questo ambiente. Facendo un po’ di esperimenti culinari ho capito cosa significava, sulla lingua (nell’immediato) e in testa (nell’aspettativa e nel ricordo di un limbo di sapore). Ed è un titolo davvero calzante.

Umami è il libro che tieni tra le mani; è il libro che Alfonso Semitiel, uno dei narratori, ha scritto; è il libro che Alfonso Semitiel, lo stesso, sta scrivendo ora come “ricerca su Noelia”. Noe è la moglie morta nel 2002.

“Ho scritto: Umami. È un po’ scemo come titolo perché ho già scritto un libro che si chiama così ed è pura teoria culinario-antropologica. Ma per ora penso di lasciarlo perché, allo stesso tempo, Umami è il titolo perfetto. Cercare di raccontare chi è stata mia moglie è necassario e impossibile quanto piegare l’umami […]. È un titolo perfetto perché nessuno lo capirà come io non ho mai capito davvero Noelia Vargas Vargas. Forse per questo non mi sono mai stancato di lei. Forse l’amore è proprio questo. E così è la scrittura: lo sforzo di descrivere a parole una persona sapendo che per gli altri resterà comunque un caleidoscopio: i suoi mille riflessi nell’occhio di una mosca.”

In quel comprensorio, di proprietà di Alfonso, dove ogni casa ha il nome di uno dei 5 sapori, ogni famiglia ha perso qualcuno. Ma non è un libro triste o lagnoso o tetro o stagnante: è pieno di pensieri, amore, colori, idee, piante che crescono, pesci, lingue diverse, amore, preadolescenza, libri, birre fresche, ricordi, sbalzi temporali. E amore.

(colonna sonora2) Non voglio dire di più, perché questo è un libro di dettagli che contano e non voglio fare spoiler. Ho amato tutti i personaggi, senza distinzione. Sono vivi e sono umani, di un’umanità fortissima, preponderante. Ho amato il modo di essere femminista di Alfonso, un po’ per interposta persona. Qui fa parlare la moglie:

“Io scelgo di essere una e basta, una persona e basta: mi sembra un ragionamento coerente, no?, eppure per gli altri non lo è. Per gli altri, essere una persona e basta è come essere meno di uno. Per gli uomini non vale, ovviamente, ma non c’è nemmeno bisogno di dirlo. Te la metto al femminile: se sei una e basta, una donna e basta, è come se rappresentassi solo la metà della tua condizione umana, o femminile, se vuoi. Il punto è che – non scherzare, Alfonso – se sei una, be’, in realtà sei mezza. Dimmi tu dov’è la logica in questo.”

Il romanzo è formato da 4 sezioni; ogni capitolo ha un narratore diverso in un momento temporale diverso (gli anni tra il 2004 e il 2000) fino alla prima assenza, quando la mamma di Pina se ne va. Allora rimane solo il bianco: Luz, Noe. E poi la vita, timida. Marina. La Milpa. Quando tornano le parole.

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I soldi sono quel che sono, nella vita, e io dovevo regalare un libro a un’amica nata proprio quel giorno. Avevo già preventivato di prenderle un Mondadori da Feltrinelli, quando l’incontro con SUR mi ha fatto cambiare idea: ho pensato che non solo da quel momento avrei comprato solamente in librerie indipendenti, ma che avrei cercato di regalare e proporre al gruppo di lettura solo testi editi da case editrici indipendenti. E ho comprato Umami. E prima di darlo alla mia amica, l’ho letto. E mi sono sentita come se Giulia Zavagna l’avesse regalato proprio a me. Un regalo bellissimo.

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