Cleanness

Cleanness rientra nella categoria un poema / un poème / a poem poemat. 

Cleanness è un poema scritto nella seconda metà del 1300 in lingua inglese. L’autore è sconosciuto e si pensa che sia lo stesso degli altri tre poemi conservati nello stesso manoscritto, il Cotton Nero A.x. della British Library: Sir Gawain e il cavaliere verdePearls Patience. Ad impressione di lettura – e non di studio – mi pare proprio che i 4 poemi non abbiano motivo di essere atribuiti allo stesso autore, ma vai a sapere, vale tutto.

[Parentesi pubblicitario-bibliografica: se interessati, vi potete leggere il Sir Gawain tradotto per Adelphi. A suo tempo, Tolkien si occupò del manoscritto e propose un’edizione critica dei testi e una traduzione in inglese moderno, che trovate ritradotta per le edizioni Mediterranee.Infine Simon Armitage ha riscritto il Sir Gawain e ve lo trovate pubblicato da Guanda. Fine parentesi.]

Ho letto i quattro poemi per un corso universitario, avendo già incontrato per conto mio il Sir Gawain, e ho così scoperto la bellezza di Cleanness. È una bellezza un po’ ostica, perché ha bisogno di un certo grado di immersione nella letteratura medievale per essere apprezzata. Il poema è una sorta di lunga omelia che punta a condannare tutto ciò che non è puro, nel senso di privo di difetti, senza macchia, cleanness appunto:

Clannesse who so kyndly cowþe comende
and rekken vp alle þe resounz þat ho by riʒt askez,
Fayre formez myʒt he fynde in forþering his speche
and in þe contrare kark and combraunce huge.

Chi voglia elogiare opportunamente la purezza (cleanness) e prendere in considerazione tutte le argomentazioni che le spettano di diritto, troverebbe molti begli esempi a supporto del suo discorso e soltanto con difficoltà ne troverebbe di contrari.

Sì, la traduzione è brutta, perché è la mia. Il medio inglese ha una sonorità molto bella e si capisce abbastanza se si prova a pronunciarlo, basta leggere la þ come th e la ʒ come gh (o w o varie altre cose, ma di solito gh ci sta).

Il discorso di Cleanness di sviluppa con degli esempi di azioni non cleanness che hanno scatenato l’ira di Dio. Quindi la caduta degli angeli, la cacciata di Adamo ed Eva, quegli invertiti di Sodoma, il diluvio universale e via dicendo. La parte bella di tutto ciò sta nella capacità del poeta di riscrivere il racconto biblico, in sé un po’ scarno di dettagli e a volte di logica, insomma abbastanza tristanzuolo. Tutti i passaggi narrativi sono rimaneggiati e migliorati nella logica del racconto, con una grande attenzione a dare delle motivazioni alle azioni dei personaggi.

Una deliziosa aggiunta è l’umanizzazione di Dio, ad esempio nel suo rapporto con Noè:

Wen hit watz fettled and forged and to þe fulle grayþed,
Þenn con Dryʒttyn hym dele dryʒly þyse wordez.
‘Now Noe,’ quoþ oure Lorde, ‘art þou al redy?
Hatz þou closed þy kyst with clay alle aboute?’
‘ʒe, Lorde, with þy leue,’ sayde þe lede þenne,
‘Al is wroʒt at Þi worde, as Þou me wyt lantez.’

Quando [l’arca] fu interamente costruita e terminata del tutto, allora Dio pronunciò solennemente queste parole: “Ora Noè,” disse Nostro Signore, “sei pronto?” Hai impermeabilizzato tutta l’arca con l’argilla?” “Sì, Signore, con il Tuo permesso, disse l’uomo, “tutto è fatto secondo le Tue parole, poiché mi hai concesso la saggezza.”

Trovo toccante questa Dio premuroso che, prima di scatenare le acque, vuole avere la conferma che Noè sia effettivamente pronto e sicuro del suo operato. Di contro, nella Genesi la voce di Dio si palesa soltanto per dare l’ordine perentorio di entrare nell’arca.

Un altro affinamento narrativo è quello delle vittime del diluvio. Il racconto biblico non si preoccupa molto di sottolinearne le sofferenze, perché non c’è nessun volontà di commuovere il lettore alla compassione: i peccatori sono peccatori e devono morire, senza che nessuno debba pensi “oh, porelli”. Il poeta di Cleanness invece dà largo spazio alla devastazione causata dal diluvio: le madri prendono i loro figli e corrono verso le colline; le case vengono travolte dalla forza delle piogge; le acque si riempiono di cadaveri animali. Il livello del mare continua a crescere, tutti corrono verso le cime più alte e, ormai senza via di fuga, capiscono di essere stati abbandonati da Dio e di non avere più scampo:

Bi þat þe flod to her fete floʒed and waxed,
Þen vche a segge seʒwel þat synk hym byhoued.
Frendez fellen in fere and faþmed togeder,
To dryʒher delful deystyne and dyʒen alle samen;
Luf lokez to luf and his leue takez,
For to ende alle at onez and for euer twynne.

Nel momento in cui [le acque] del diluvio erano cresciute e arrivate tanto in alto [quanto le montagne], allora ogni uomo vide chiaramente che sarebbe annegato. Gli amici si raccolsero e si abbracciarono l’un l’altro, per affrontare il loro triste destino e morire insieme; ogni amato guardò la sua amata e le prese la mano, per finire tutti insieme nello stesso momento e andarsene per sempre.

Una descrizione della fine del mondo da far invidia a molte contemporanee e che non ha pari nel medioevo.

Anche il caso di Sodoma è molto interessante. Nel racconto biblico due angeli vanno ad avvertire Lot e la moglie che la città verrà presto distrutta, ma la loro permanenza viene interrotta dall’arrivo di quegli invertiti degli abitanti della città che vogliono abusare dei nuovi venuti. In Cleanness il poeta sottolinea più volte la sfolgorante bellezza degli angeli, cosicché il desiderio carnale degli abitanti della città, che bussano alla porta di Lot per insegnare ai bellocci come ci si ama a Sodoma, ha una maggiore esplicazione. Fossero stati dei bruttoni, nessuno si sarebbe certo infogliato così tanto. E, nello stesso episodio, la moglie di Lot viene trasformata in una statua di sale come per una sorta di contrappasso, proprio perchè, mentre cucinava il brodo per gli angeli, si è presa gioco dell’ordine del marito di non mettere troppo sale e ha servito un brodo che manco l’acqua di mara (angeli con la pressione alta, che ci voi fare).

Insomma, una lettura sorprendente, ma impegnativa, che spicca di poesia al confronto dei passi biblici. Un poeta coi fiocchi, questo inglese del XIV secolo, capace di un’emozione del tutto eccezionale per l’epoca. Peccato che, per quanto se ne sappia, di lui non si sia conservato nient’altro.

Concluderò con la descrizione della caduta degli angeli:

Þikke þowsandez þro þrwen þeroute,
Fellen fro þe frymament fendez ful blake,
Sweued at þe fryst swap as þe snaw þikke,
Hurled into helle-hole as þe hyue swarmez.
Fylter fenden folk forty dayez lencþe,
Er þat styngande storme stynt ne myʒt;
Bot as smylt mele vnder smal siue smokez forþikke,
So fro heuen to helle þat hatel schor laste.

Ovunque diavoli neri cadevano dal firmamento, sferzati dal primo colpo come una muro di fitta neve, scagliati all’Inferno come api in uno sciame. I diavoli si aggrapparono l’un l’altro per la durata di 40 giorni prima che quella pungente tempesta cessasse. Come la farina setacciata scende fitta sotto il setaccio, così quella vile pioggia si allungò dal firmamento fino all’abisso.

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