Paul al Nord – Michel Rabagliati

A book you’ve read abroad / lu à l’étranger / letto all’estero / książka przeczytana za granicą.

Paul dans le Nord è il mio libro letto all’estero, esattamente a Montréal, dove sto da qualche mese per il mio dottorato. Paul è anche il mio primo fumetto québécois (la forma italiana dovrebbe essere chebecchese, e non se po’ senti’, in Canadà pronunciano “chebequà” o, per i fanatici IPA, [keɪbɛˈkwɑː]) e il primo libro di un gruppo di lettura universitario.

Partiamo dal secondo, cioè dal “Cercle de lecture” dell’università. Su iniziativa del CRILCQ, Centro di Ricerca Interuniversitario sulla Letteratura e la Cultura Québécoises, una quindicina tra strudenti di triennale, magistrale e dottorato si riuniscono per parlare del libro québécois scelto (quest’anno tutti fumetti), tre volte l’anno. Io mi aspettavo molta gente, qualche prof, e volevo restare nell’anonimato dell’ultima fila, invece c’erano un tavolone, del tè e non troppa gente. È stato piacevole, più di quanto credessi. Ciò non vuol dire che ho lasciato il nostro gruppo di lettura, Casasterione, eh! Faccio solo l’infiltrato.

Primo fumetto québécois, Paul dans le Nord, dicevo, non tanto perchè prodotto e ambientato in Québec ma perché scritto nello strano francese di qui. Un esempio:

Mi è rimasto illegibile fino a quando non ho provato a pronunciare quello che c’era scritto, poi tutto è diventato noto. E piacevole.

Ma, insomma, de che tratta ‘sto fumetto? È, se ho ben capito, una sorta di racconto mezzo autobiografico dell’autore, il periodo della sua gioventù spensierata, solite cose del primo amore, primi poti poti, prime canne, prima motoretta, primi amici pazzi e primi scazzi con i genitori. Visto che Rabagliati è del 1961, Paul dans le Nord è ambientato nel mezzo degli anni ’70, più esattamente nell’anno delle Olimpiadi di Montréal, 1976. Ho così scoperto un sacco di dettagli sull’evento olimpico montrealese, tipo che lo stadio era ancora a metà, che manco l’Expo di Milano:

La prima domanda che uno si fa oggi quando ci passa vicino è “come fa a non crollare?”. Considerate che finito è così:

Poi uno si informa e scopre che negli anni la torre qualche pezzo l’ha perso. Ma comunque. Ho aperto questa lunga parentesi olimpica perché l’evento ha una grande rilevanza nel racconto o, meglio, è lo sfondo continuo della vicenda individuale di Paul. Mentre questo fa tutte le cose (più o meno) formative e noiosissime da adolescente (che noia), si inseriscono qua e là momenti della Storia. Le Olimpiadi di Montréal sono, ad esempio, le prime ad essere boicottate da un buon numero di stati africani in protesta per l’apartheid in Sudafrica. Sono anche le Olimpiadi di Nadia Comaneci:

Insomma, sarà la mia insofferenza per il Bildungsroman, ma tutto quello che non riguarda direttamente Paul sembra molto più interessante. In fondo Paul è il Tin Tin di Montréal, e a me Tin Tin ha sempre annoiato.

Con ciò non voglio dire che il fumetto sia brutto, anzi. Non è immancabile, ma sicuramente un’ottima e piacevole lettura. Sarà anche la capacità di Rabagliati di usare l’immagine invece della parola:

Pur non essendo sempre così efficace,  l’uso dell’immagine che egli mette in campo dà un senso alla scelta di fare un fumetto e non un romanzo, ed è una cosa che apprezzo sempre.

L’altra cosa che mi è piaciuta molto è la presenza della quebeccosità, che tutti al Cercle de lecture hanno trovato troppo marcata. Sarà che non sono abituati alla lode della città o dei posti, sarà che sono straniero io, non so, ma leggere Paul dans le Nord è stato come leggere un libro che parla di Parigi o Roma, un libro in cui chi scrive (e disegna) ti sta raccontando i luoghi che ama. E, nel farlo, ci mette tutta la specificità di quei luoghi. E concludo proprio con questo, le scalette esterne tipiche di Montréal, i mobili lasciati sulla strada per chi li vuole, gli alberi:

P.S. I Paul, che sono svari fumetti, li trovate un po’ anche in italiano e inglese.

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