When Breath Becomes Air – Paul Kalanithi

Categoria: un libro di un condannato a morte.

L’influenza mi permette finalmente di tornare ad una reading challenge agli sgoccioli. A Montréal, un paio di mesi fa comprai When Breath Becomes Air e ora, febbricitante, ho avuto il tempo e l’occasione di leggerlo.

L’autore del libro è Paul Kalanithi, neurochirurgo morto nel marzo 2015, all’età di 38 anni, a seguito delle complicanze derivate dal suo tumore ai polmoni. La scelta di scrivere questo libro nasce durante la malattia, per questo lo inserisco nella categoria di cui sopra.

Paul parla della scoperta del tumore, delle terapie messe in atto contro di esso, della sua vita prima del tumore, dei problemi coniugali, del trovarsi dall’altra parte della linea che separa paziente e medico, del suo amore per la letteratura, della volontà che ha guidato le sue scelte e e i suoi obiettivi. Un vero trattato sulla vita e sulla morte, ma anche una lirica, la storia di un individuo.

Si tratta di un libro molto intenso, che ci mette faccia a faccia con la prospettiva della morte, mentre si ascolta la voce di qualcuno che sa bene che il suo tempo è in rapido esaurimento. Si tratta di un libro di cui faccio fatica a parlare, così come si è restii a chiacchierare durante i funerali, quando le parole sembrano essere insufficienti al loro compito e si apre un altro linguaggio, silenzioso. Si tratta, qui, di entrare nella sfera più privata dell’uomo.

Perché leggere questo libro? Quello che mi ha spinto, consapevole del peso emotivo che avrebbe comportato, è stata la curiosità di sapere cosa c’è di diverso in quegli attimi rispetto al resto della vita, e se c’è qualcosa di diverso. Come il singolo concepisce l’idea dell’abisso vuoto, dell’aldilà, o di quello che sia. Non è una domanda che sono in grado di fare a qualcuno, quanto meno ora. Non sono in grado di andare da qualcuno con un parente morto o moribondo e chiedergli cosa sente, né sono capace di andare da un moribondo a fare la stessa domanda. Sarebbe un’invasione e un’ingiustizia. In più, ancora non posso andare da qualcuno molto anziano e chiedergli come vive la sua vita, cosa sente quando si ricorda che non potrà vedere quel palazzo o quella stada finiti, insomma quando si ricorda che il tempo che gli resta è, anche ottimisticamente, poco. Dico “ancora”, perché sono certo che prima o poi sarò abbastanza in confidenza con qualcuno che stimo per fargli questa domanda.

Lessi una volta un articolo sul Corriere della Sera (mi pare, non sono riuscito a ritrovarlo) in cui a un intellettuale novantenne veniva chiesto di scrivere della proprio vita a quell’età, dei pensieri e delle cose che si pensano di fare e che si fanno, di come si vive quando quasi tutti quelli che conoscevi sono morti e quando sai con certezza che non ti restano piùi dieci o venti o anche trent’anni. Vorrei poter fare questa domanda a qualcuno che stimo per la sua intelligenza.

È la solita curiosità che mi spinge a cercare i perché delle cose anche quando è inutile conoscerli.

Di When Breath Becomes Air è uscita una versione italia, che ha sostituito la piuma dell’edizione americana con una foglia d’autunno.

711ozod459l 41v9ogneslSi sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie?

Non so. Se mai vorrete leggere When Breath Becomes Air,  preparatevi: è tutto razionale finché è Paul a parlare, ma le ultime pagine di mano della moglie, Lucy, sono strazianti.

 

 

 

 

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