Laudato si’ – Papa Francesco

Categoria: un libro scritto da un leader religioso.

Sì, si poteva affrontare qualcosa di più distante da noi, non so, il Dalai Lama, Tom Cruise, addirittura il fondatore del Pastafarianesimo. Ma, siccome il libro sul Prodigioso Spaghetto Volante non si trovava in libreria mentre quello del Papa costava appena 3 euro, la scelta è stata finanziariamente obbligata. Parlando seriamente, non ho mai letto per intero un’enciclica né ho un’idea specifica di cosa effettivamente sia, quindi ho voluto fare il romano che finalmente va a visitarsi il Colosseo dopo esserci passato davanti per una vita.

Non so poi come siano scritte le encicliche di altri papi, ma di certo questa è piena di verità, spesso pure ovvie, con riflessioni molto più pratiche di quanto non mi aspettassi (non sapevo bene cosa aspettarmi, in realtà). Papa Francesco scrive con sistematicità (non seguo la scansione in capitoli del libro, ma ne faccio una mia):

Prima parte – quali papi hanno già parlato di ambientalismo e qual è la stata la linea della Chiesa finora. Detto anche stato dell’arte.

Seconda parte – descrizione della situazione attuale, quindi le acque sono inquinate, le specie si estinguono, la temperatura aumenta bla bla bla… Tutto fatto con dati alla mano, che pare di sentire il documentario della National Geographic.

Il problema è che non disponiamo ancora della cultura necessaria per affrontare questa crisi e c’è bisogno di costruire leadership che indichino strade, cercando di rispondere alle necessità delle generazioni attuali includendo tutti, senza compromettere le generazioni future. Si rende indispensabile creare un sistema normativo che includa limiti inviolabili e assicuri la protezione degli ecosistemi, prima che le nuove forme di potere derivate dal paradigma tecno-economico finiscano per distruggere non solo la politica ma anche la libertà e la giustizia. (§54)

Terza parte – qui di focalizza sul ruolo della religione di fronte alla crisi ecologica. Egli analizza quindi il racconto biblico per sottolineare che all’uomo è data a custodia del giardino, e che egli non è creato come suo padrone-tiranno. Come tutte le interpretazioni della Bibbia, finisce sempre che puoi dimostrare tutto e il contrario di tutto, ma qui è il Papa che scrive, quindi quello che interpreta lui è anche la linea ufficiale della Chiesa, in quanto custode della Parola del Libro. (Amici creazionisti, dovreste saperlo già, ma il papa ripete più volte che i racconti della Creazione usano un “loro linguaggio simbolico e narrativo”. Giusto per ricordarvelo, eh.)

Quarta parte – riassunto delle cause del problema ecologico. Papa Francesco non si mette a citare le sue fonti, non dice a quali teorie si affilia, lui dice e basta, è così perché si vede che è così. In effetti, vaje a di’ no.

Il problema fondamentale è un altro, ancora più profondo: il modo in cui di fatto l’umanità ha assunto la tecnologia e il suo sviluppo insieme ad un paradigma omogeneo e unidimensionale. In tale paradigma risalta una concezione del soggetto che progressivamente, nel processo logico-razionale, comprende e in tal modo possiede l’oggetto che si trova all’esterno. (§ 106)

Quinta parte – bozza delle idee che dovrebbero essere alla base di un’ecologia totale, quindi quotidiana ma anche culturale ma anche sociale ma anche economica ma anche futura.

Sesta parte – linee guida sul come fare. Vale a dire che serve una politica internazionale che tenga conto di tutti i problemi, per cui ad esempio non si può limitare la produzione di CO2 agli stati in via di sviluppo e poi fargli tirare fuori pure i soldi per risolvere il problema della CO2 che c’è già.

Alcune delle strategie per la bassa emissione di gas inquinanti puntano alla internazionalizzazione dei costi ambientali, con il pericolo di imporre ai Paesi con minori risorse pesanti impegni sulle riduzioni di emissioni, simili a quelli dei Paesi più industrializzati. L’imposizione di queste misure penalizza i Paesi più bisognosi di sviluppo. In questo modo si aggiunge una nuova ingiustizia sotto il rivestimento della cura per l’ambiente. Anche in questo caso, piove sempre sul bagnato. Poiché gli effetti dei cambiamenti climatici si faranno sentire per molto tempo, anche se ora si prendessero misure rigorose, alcuni Paesi con scarse risorse avranno bisogno di aiuto per adattarsi agli effetti che già si stanno producendo e colpiscono le loro economie. Resta certo che ci sono responsabilità comuni ma differenziate, semplicemente perché, come hanno affermato i Vescovi della Bolivia, «i Paesi che hanno tratto beneficio da un alto livello di industrializzazione, a costo di un’enorme emissione di gas serra, hanno maggiore responsabilità di contribuire alla soluzione dei problemi che hanno causato» (§ 170)

Vaje a di’ no, pt. II.

Parte settima – bisognerebbe puntare ad un’altro stile di vita. Poi soprattutto i cristiani, in quanto tali, si dovrebbero fare due domande su come vivono, ma il discorso vale per tutti.

Biscotti papa francesco
Biscotti di Papa Francesco. A me fanno troppo ridere, ne ho comprato un paio per deriderli, invece son proprio buoni!

Sono stato un po’ schematico perché mi premeva evidenziare l’attenzione all’aspetto pratico che Papa Francesco mette in questa enciclica, che è la cosa che mi ha colpito di più. Non è un “uniamoci tutti in preghiera e speriamo che le cose vadano meglio”, ma piuttosto un “sì sì dopo preghiamo, ora maniche corciate che si lavora, muovere il culo”. E vaje a di’ no, pt. III. Non manca certo la riflessione religiosa, ma è una parte assolutamente secondaria, perché l’enciclica è rivolta all’attenzione di tutti, non solo dei cristiani, perché il problema è un problema di tutti.

Non può essere autentico un sentimento di intima unione con gli altri esseri della natura, se nello stesso tempo nel cuore non c’è tenerezza, compassione e preoccupazione per gli esseri umani. È evidente l’incoerenza di chi lotta contro il traffico di animali a rischio di estinzione, ma rimane del tutto indifferente davanti alla tratta di persone, si disinteressa dei poveri, o è determinato a distruggere un altro essere umano che non gli è gradito. (§ 91)

Il tema della spiritualità cristiana emerge solo quando Papa Francesco ragiona sulla spinta propulsiva che può portare e rendere persistente questa nuova ecologia totale. Insomma, senza la forza dell’ideologia cristiana, o comunque religiosa, si riuscirebbe lo stesso a trasformare il nostro modo di vivere l’ambiente?

D’altra parte, qualunque soluzione tecnica che le scienze pretendano di apportare sarà impotente a risolvere i gravi problemi del mondo se l’umanità perde la sua rotta, se si dimenticano le grandi motivazioni che rendono possibile il vivere insieme, il sacrificio, la bontà. In ogni caso, occorrerà fare appello ai credenti affinché siano coerenti con la propria fede e non la contraddicano con le loro azioni, bisognerà insistere perché si aprano nuovamente alla grazia di Dio e attingano in profondità dalle proprie convinzioni sull’amore, sulla giustizia e sulla pace. (§ 200)

Io, ad oggi, penso che si possa, senza bisogno di religione.

Comunque  a me inquieta di più Papa Francesco che mi dà del tu di quanto non facciano, che so, Dante o Obama. E comunque viva la letteratura medievale nelle encicliche.

Infine, viene da chiedersi quanta parte dell’enciclica sia stata effettivamente scritta di Papa Francesco. Forse in realtà poco importa, perché l’attenzione al lato pratico è quello che più ha caratterizzato la sua figura pubblica, anche rispetto al suo predecessore, e questo aspetto emerge perfettamente nell’enciclica. Quindi bello, interessante, sensato. Apparte le questioni di Dio, per il resto vaje a di’ no, pt. IV.

 

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