Neve – Orhan Pamuk

Categoria: un libro invernaleneve

Ho scelto Neve di Pamuk per la categoria del libro invernale un po’ a prescindere. Immaginavo che un autore turco non avrebbe ambientato l’azione in un luogo di nevi perenni; e quindi la stagione predominante sarebbe per forza dovuta essere l’inverno. E infatti.

Detto ciò, arrivata a pagina 228 ho deciso che basta. A me sto libro non piace. Manco l’inverno mi piace. Ci sono degli ottimi motivi per leggere questo romanzo: Ka è un personaggio che reagisce in maniera atipica agli eventi; c’è la questione occidente vs turchia; la questione fondamentalismo islamico vs occidentalizzazione; c’è l’occupazione militare; i servizi segreti; l’odio per i curdi e il PKK (che mi interessano moltissimo perché Zerocalcare mi ha convertita oplà subito fatto). Ecco. Queste buone cause mi hanno portata fino a pagina 228. Ma più di 10 pagine a botta oramai non riesco a leggere; non so se dipende dal tipo di stile peculiare o se questo dipenda dalla traduzione (che mi sembra un’ottima traduzione, tra l’altro, quindi non credo)… insomma, non sono fatta per questo libro. Lo lascio a voi.

L’inverno: nevica. Poi nevica ancora. Si bloccano le strade, la cittadina rimane isolata. Continua a nevicare. Pensavo questa neve fosse di ovatta e invece, ad un certo punto, fa anche freddo. Quindi è proprio inverno.

Datemi il riscaldamento centralizzato, un tè nero speziato e Le fondamenta degli incurabili di Brodskij: quello sì che è un libro invernale incredibile! (Infatti abbandono questo per dedicarmi al magro volume di Poesie edito Adelphi. Speravo arrivare una cosa grossa quanto La gioia di scrivere di Szymborska e invece…! Che delusione.)

Ah, un’altra cosa.

Ka è il poeta protagonista.
Kar significa neve.
Kars è la cittadina luogo dell’azione. È una delle cose che mi piace molto, del libro. C’è un progressivo arricchimento, credo. Spero che non porti alla rovina di Ka perché mi è simpatico. E insopportabile al tempo stesso.

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