Le particelle elementari – Michel Houellebecq

Houellebecq

categoria: un libro consigliato da una persona che ritieni intellettualmente inferiore. 

Per i 3/4 del libro ho pensato che il titolo giusto delle Particelle Elementari di Houellebecq sarebbe stato La bitte de Bruno (non cercatelo su images.google, ve lo dico io: bitte significa pene in franzosa lingua). Poi eugenetica, razzismo, “Hitler non è peggio di Napoleone”, pornografia. Sembra che tali contenuti abbiano scatenato il panico fra i francesi occupanti sedie di cultura. Sono stati scandalizzati, quell’estate 1998 (io scoprivo Roald Dahl, loro Houellebecq). Ci sono effettivamente dei momenti orribili, nel testo. C’è anche molta masturbazione e sesso dai due in su. C’è soprattutto questo (questi?) narratore (-i?) insopportabile che pare che te sta a fa un favore a racconta’. Ma HEY, io non ho reagito così: https://youtu.be/oOBr8lOTZ6I

Anzi, verso il fondo delle 394 pagine della seconda edizione Flammarion comprata usata con già una macchia di tè in copertina, ho pianto. Già. Sono scoppiata a piangere in luogo pubblico (pullman). Pochi libri mi hanno suscitato una incontenibile reazione fisica – un altro è quel capitolo di Rayuela che lo leggi e ti vergogni tantissimo, TANTISSIMO (oh, è un capitolo meraviglioso, ma certe cose, in pubblico!) perché, beh, leggetelo.

L’ho finito un mese fa, il romanzo, ma ero molto confusa riguardo a cosa e come scriverne; perché ho voglia di parlarne tanto. Pensavo fosse un caso letterario da esagerati e invece mi sono trovata di fronte a qualcosa di molto vicino alla Grande Letteratura. Ho fatto quindi qualche ricerca (leggete qui) e ho scoperto lo scandalo che nel 1998 il libro fu: Houellebecq fu interrogato dalla redazione della rivista (Perpendiculaire) in cui lavorava. E venne cacciato. Perché lo accusarono di razzismo, di eugenetica e… insomma! Ti pare che dici che Napoleone e Hitler sono mostri a pari livello? Cioè ti pare che quel macellaio di Napoleone è, ah, sì, beh, un po’ macellaio in effetti, ha quasi spopolato la Francia, lo odiavano, BEH MA È IL NOSTRO EROE.

Così è se vi pare. Inoltre, se si leggesse bene, si potrebbe constatare che il razzismo è espresso da un personaggio ed è controbilanciato dall’altro (che è un gran bel personaggio e sostiene l’inutilità sociale del sesso maschile, che per lui dovrebbe sparire, a favore dello splendido sesso femminile. Giuro. Lo giustifica con argomentazioni logiche, credibili e condivisibili. Giuro.) (A proposito qui della categoria: consigliato da una persona che consideri intellettualmente inferiore. Ecco, questa persona, che ci sta scrivendo una tesi, su Houellebecq, crede che tutti i suoi personaggi esprimano la sua opinione, donde il mio disprezzo. Esagerando, si potrebbe dire che ha contribuito a licenziare Houellebecq.)

Ma quindi di che parla questo libro? Per lo più della bitte de Bruno. Viene narrata la tesi (sì, narrata la tesi) che siamo tutti resi infelici dalla filosofia del sesso che permea tutto, che ha la sua origine in Brave New World di Huxley, che si sviluppa con gli hippie, che esiste ancora oggi travestita da new age e fricchettonate affiliate. È una tesi convincente. E lo è anche perché ci subiamo un 300 pagine, a occhio e croce, della infelicità del pene di Bruno che deve contentarsi, per lo più, della Mano Amica. Dalla prospettiva della bitte di Bruno le donne sono oggetti; da lui viene il razzismo e la pornografia. Di contorno viene servito un po’ di satanismo e di trucidità alla Charles Manson, dettagli inclusi. Io ho saltato.

Viene dunque narrata questa tesi e delicata, di lato, c’è la soluzione: sì, eugenetica. Un biologo, Michel, trova il modo di far iniziare un processo che porta al superamento della divisione fra gli uomini, al superamento di odio e violenza. Questo libro è la sua storia; ma lui quasi non c’è, perché si sostiene che questi solinghi ricercatori, queste persone che cercano il sapere per tutta la vita sono quelle che cambiano il mondo, anche se il mondo non vuole saperlo.

Che al popolino non sarà di consolazione, ma noi che veniamo considerati i parassiti del sistema, ecco, noi siamo salvi, per una volta almeno. Anche se tristi. Come Houellebecq credo di essere un’estremista. Quindi questo messaggio tra le righe lo reputo un orizzonte di speranza. È formalmente importante che esso sia così ristretto nel libro; è una forma di verosimiglianza. Cionondimeno è esso il titolo e non la bitte de Bruno. La posizione dell’autore è evidente; la scelta è sempre significante.

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