Gli autonauti della cosmostrada – Julio Cortàzar e Carol Dunlop

Categoria: un libro scritto da più di due mani.

Nell’autunno del 1978, dunque, avevamo gettato le basi della spedizione, con le seguenti regole del gioco:
Compiere il tragitto da Parigi a Marsiglia senza uscire dall’autostrada nemmeno una volta.
Esplorare tutte le aree di sosta, al ritmo di due al giorno, e trascorrere la notte sempre nella seconda, senza eccezioni.
Effettuare rilevamenti scientifici di ogni area di sosta, prendendo nota di tutte le osservazioni pertinenti.
Ispirandoci ai racconti di viaggio dei grandi esploratori del passato, scrivere un libro della spedizione (modalità da definire).
Di comune accordo, e siccome nessuno dei due è masochista, fu deciso che avremmo approfittato di tutto quello che avessimo trovato in autostrada: ristoranti, negozi, hotel, ecc.

Tra demoni e impegni vari, il viaggio avrà luogo solo quattro anni più tardi, tra il 23 maggio e il 23 giugno 1982. Un libro scritto a quattro mani, da Julio Cortàzar e Carol Dunlop, moglie e marito. Un libro che fa bene all’anima, che fa entrare il lettore nell’intimità e nel gioco dei due amanti, il Lupo e l’Orsetta (in spagnolo el Lobo e la Osita, che suonano in tutt’altro modo). Un libro che ti fa scoprire quanto ‘sti due siano dei fricchettoni infiniti. Bello.

La serietà.

Un altro immancabile membro prende parte al viaggio, il Combi Volkswagen rosso Fafner, dal nome del drago rosso che protegge il tesoro dei Nibelunghi in Wagner (e sì, più o meno come Smaug). È il mezzo di trasporto, lo scrittoio, il letto, la sala da pranzo, lo studio, la casa di Julio e Carol. Qui con tutte le vele spiegate:

Fafner
“Il nostro drago instaura i suoi primi dialoghi con alberi e uccelli.”

I tre vengono aiutati da un gruppo di amici (ancora più fricchettoni di loro) che a tappe stabilite li riforniscono dei viveri necessari a sì ardita impresa. Poi capita anche che altri amici si fermino in tutte le aree di sosta pur di beccare i viaggiatori e partecipare, per qualche ora, alla loro avventura, o che qualcuno di loro scommetta nel fallimento del viaggio, e che ci finisca di mezzo una cena succulenta.

In tutto questo, stare in autostrada per più di due giorni sarebbe illegale – quantomeno al tempo, ora non so. Perciò gli autonauti aprono il libro con una lettera inviata al Direttore della Società Autostrade in cui chiedono il permesso di fare il viaggio. Non ricevendo risposta si imbarcano nell’impresa, costretti a fingere ad ogni casello di aver perso i biglietti del pedaggio che avrebbero provato la temporalità delle loro soste.

h. 16.04 Pedaggio: 133 franchi. Ci scusiamo per aver “perso” il biglietto; e va tutto bene anche se l’impiegato annota il numero di targa di Fafner.

Il libro è un dettagliato diario di viaggio con osservazioni scientifiche, dalla descrizione delle aree di sosta a quella della loro popolazione, fino agli effetti che il viaggio ha sugli esploratori, tutto documentato con una grande quantità di foto. Oggi sarebbe stato un blog, ma sarebbe stato diverso. Al rilievo scientifico si associa la volontà di giocare, di rendere favoloso – nel senso di favola – il mondo intorno, come dei Don Quijote che trasformano la realtà in qualcos’altro. Qua e là si aggiungono anche momenti letterari o al confine tra realtà e finzione, come una sorta di racconto epistolare frammentato qua e là nelle pause del viaggio o l’arrivo a più riprese di Calac e Polanco, personaggi di un altro libro di Cortàzar, Componibile 62. A tratti sembra di vedere due bambini che giocano in mezzo alla strada, solo che in più Carol e Julio sono scrittori, e il gioco si dirama nelle molteplici direzioni del letterario.

Carol_Dunlop
“Nel motel dell’area di sosta di Beaune-Tailly, l’orsetta gioca con il Lupo e lo specchio”

E poi ci sono i tanti piccoli imprevisti del viaggio, ad esempio l’arrivo di operai che si accorgono che, nell’arco di alcuni giorni, il Lobo e l’Osita si sono mossi solo di pochi chilometri sull’autostrada:

Ci rendiamo conto che il solo modo di nascondere la verità (visto che evidentemente non possiamo dire che per scrivere la nostra Parigi-Marsiglia stiamo vivendo in autostrada dal 23 maggio; ci prenderebbero per matti, per tipi sospetti o peggio, e poi è illegale) consiste nel fare subito qualcosa, dato che stanno guardando sempre più sfacciatamente, in gruppo di due o tre, e questi sguardi sono seguiti da conversazioni sottovoce tra di loro. L’unica cosa possibile è presentare la verità in modo che non possano immaginare che sia quello che in realtà è.

Da lettore di Cortàzar, è molto piacevole vedere come la scrittura di Carol e di Julio si mescoli con grande grazia. La mano che scrive è qua e là marcata da alcune flessioni femminili o maschili, per il resto rimane una singola voce molto piacevole che dice “noi” o “io”.

Gli autonauti è un libro che fa venire tantissima voglia di intraprendere un viaggio in autostrada simile a quello dei due amanti, e di viaggiare in sé. Sappiatelo prima di leggerlo. Ma è anche uno squarcio sull’intimità di una coppia:

È qui che ci si deve domandare se sia un suo peculiare modo di dormire o se riguardi invece la sua intera specie, dato che si tratta di un comportamento piuttosto insolito e persino straordinario, e che consiste nei continui tentativi dell’Orsetta addormentata di trasformarsi in pacchetto, groviglio, fagotto, involucro, un po’ di tutto questo, grazie a un sistema di movimenti, gesti, strattoni, trazioni e avvolgimenti che progressivamente l’avviluppano nelle lenzuola fino a trasformarla in un grande bozzolo bianco, rosa, o blu a righe gialle, a seconda delle volte, al punto che un quarto d’ora dopo l’inizio della metamorfosi mattutina che contemplo sempre stupefatto, l’Orsetta scompare in una vorticosa confusione di lenzuola che, detto di sfuggita, scompaiono allo stesso tempo dalla mia parte del letto, perché nessuno potrebbe immaginare la forza che l’Orsetta impiega per tirarle fino ad avvolgersi interamente in esse e rimanere infine tranquilla dopo un’ultima serie di evoluzioni che contemplano la crisalide e la felicità evidente della sua occupante.

L’ho già detto, è un libro che fa bene al cuore (per la quasi totalità), e vi invito a leggerlo. Poi preparate la borsa, che passo a prendervi a bordo di un drago.

 

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