La repubblica del catch – Nicolas de Crécy

Categoria: un libro che è uscito a puntate.

La repubblica del Catch è uscito a puntate sulla rivista nipponica Ultra Jump, per poi essere pubblicato in volume sia in Giappone sia in Francia. Finalmente da giugno in Italia grazie a Eris Edizioni, che ha pubblicato anche un’altra bellissima opera di Nicolas di Crécy, Il celestiale Bibendum – leggetelo, ne vale la pena.

Diciamolo subito – La repubblica non è un capolavoro, ma un interessantissimo esperimento di importazione delfumetto francese nell’isola di manga. De Crécy propone un oggetto tutto particolare, forse unico, originale; inedito, sicuramente. Un miscuglio di elementi occidentali e orientali, un mix che si avverte a più livelli. A partire da quello puramente formale, di tempistiche e scadenze. Il manga ha una realizzazione più veloce del fumetto occidentale, le uscite sono più ravvicinate e per far fronte alla lavorazione quasi tutti i grandi autori si avvalgono di una nutrita equipe di collaboratori. Basta pensare a quel povero schiavo che disegna i mattoncini dei palazzi di One Piece mentre Eiichirō Oda si limita a decidere che sì, nel prossimo numero andremo su un’isola; o per contro si pensi alla totale solitudine scelta da Yoshihiro Togashi per produrre HunterxHunter, che comporta che sì, sei bravissimo, ma tiri fuori un numero all’anno e poi fai pausa e allora poi se muori prima della fine noi che facciamo – e scatta la sindrome in occidente nota come “E se a George Martin parte l’infartino?”…

Insomma, questo tipo di necessità tecniche hanno costretto De Crécy a rinunciare al colore – pur optando per una piacevolissima scala di grigi. Altro problema è quello del linguaggio, sia grafico sia narrativo, come l’autoreDebolezza sottolinea in una nota posta in chiusura dell’edizione italiana:

Il problema di questa esperienza risiedeva nel linguaggio comune che dovevo mettere a punto per toccare il pubblico nipponico, mantenendo però l’unicità del mio universo e del mio stile grafico.

E poi anche la scelta dei personaggi e delle situazioni finisce per risentire del clima nipponeggiante (neologismo).

Ma il fumetto lo fa De Crécy, che è uno che fa cose strane, perciò sì c’è la Yakuza, ma fatta di siciliani, e sì ci sono gli yokai, ma sono deboli che fanno delle proprie debolezze la propria forza.
E poi ci sono alcuni evergreen crécyani (altro neologismo), come teste grassottelle che continuano a vivere staccate dal corpo – cfr. Il celestiale Bibendum. E ci sono quelle svolte narrative un po’ surreali un po’ spettacolari a cui poi ci si abitua, e tutto sembra essere sempre andato così, con pianoforti-motoscafi e pinguini suonatori.

Il protagonista è Mario. Lui:

Mario

Nota simpatica – leggo in rete, ma non ritrovo più dove, che De Crecy non sapesse che gli occhi hanno un ruolo espressivo fondamentale del manga e che sia stato avvertito solo in seguito che un protagonista mega-occhialuto sarebbe potuto risultare poco pratico da maneggiare; perciò ad un certo punto lui gli fa togliere gli occhiali per mostrare i suoi occhietti piccoli piccoli, e poi lo fa piangere:

IMG_0174

Poi c’è il capo dei cattivi, che sarebbe il nipotino di Mario e che è a capo di tutta l’organizzazione mafiosa:

IMG_0171

No, non è quello con la giacca. L’altro.

E poi c’è Bérénice, la lottatrice nelle fila dei cattivi, amata da Mario, e che ha un po’ l’espressione dell’Innominato, che già si capisce essersi fatta un po’ di dubbi sulla sua carriera da malvagia. E Mario la ama di quell’amore incondizionato e gratuito, quello col paraocchi che fa tanto patetico ma anche tanta tenerezza. Lei:

IMG_0172

(Che poi il fatto che ci sia una Berenice e un personaggio fatto di soli capelli meriterebbe un’analisi a parte.) Bérénice fa parte della Repubblica del Catch, organizzazione di lottatori – tipo wrestling – che è una delle braccia armate  – di muscoli – della mafia. Contro di loro si alleano a Mario questi strani spettri, quelli che appaiono in copertina e molti altri.

La musica gioca un ruolo fondamentale e poco chiaro in tutto il fumetto: è lei a risvegliare gli spettri, diventa forza motrice, è una potente arma da combattimento… È anche semplicemente bella da vedere sulle pagine del fumetto. Ma non vi dico di più.

Come dicevo, senza dilungarmi, La repubblica del Catch non è un capolavoro immancabile, ma sicuramente un piacevolissimo paio d’ore, adrenalinico e toccante a tratti. Ma, spoiler spoiler terribile spoiler, non finisce. È un po’ la prima stagione di una serie che per ora non è stata rinnovata e di cui nessuno ha detto che lo sarà. Potrebbe finire qui, in medias res, ma speriamo di no.

IMG_0176

 

ps. debito da saldare, o dovere di cronaca: conosco De Crécy perché Il celestiale Bibendum ce lo siamo letti al gruppo di lettura, su mia proposta, dopo averlo scoperto grazie ad un articolo di Finzioni.

 

Leave a Reply