Il lago dei cigni – Andrea Meucci, Elena Triolo

Categoria: una riscrittura.

Va subito detto che io non ho visto mai il balletto di Ciajkovskij né i film collegati come Il cigno nero. Tutta la mia conoscenza in proposito deriva dai film di animazione L’incantesimo del lago, da wikipedia e da cose sentite qua e là. Grazie a wikipedia ho però scoperto che le prime rappresentazioni del balletto, quelle con Ciajkovskij ancora in vita, sono fatte un po’ alla come viene, e che il finale ha avuto varie riscritture. Insomma, una cosa che può filologicamente attirare la mia attenzione. Ma non per questo sono arrivato a leggere il fumetto, quanto piuttosto perché Marco me lo ha passato (grazie Marco).

Brevemente, per amor di completezza, la sinossi del balletto: è il compleanno del principe Siegfried e sua madre gli ricorda che è ora di prendere moglie. Lui va a caccia con gli amici e vede dei cigni che si trasformano in fanciulle, innamorandosi della loro capa, Odette. Perciò la invita al ballo del giorno dopo in cui la sceglierà come sua sposa. Il mago Rothbart, che aveva lanciato il sortilegio sulle fanciulle (cigni di giorno, fanciulle di notte), scopre la cosa, traveste sua figlia Odile come Odette e la fa sposare a Siegfried. A questo punto ci sono delle varianti, ma più o meno in tutte il principe si accorge dell’inganno, corre da Odette morente e muore con lei. In fondo al mar o nell’alto dei cieli i due si riuniscono.

Il fumetto di Meucci e Triolo non è questo capolavoro, ma è piacevole e si legge bene. Andrea Meucci si occupa di riscrivere la storia, inserendo diversi momenti comici e interessanti. La vicenda viene trasposta in parte in chiave moderna, per cui, ad esempio, il compleanno del principe Siegfried viene festeggiato in una sorta di discoteca, oppure Rothbart va in giro in giacca e cravatta (parentesi: mi ricordo una fiction di rai 1 su Gesù in cui un Satana in giacca e cravatta lo tenta nel deserto. Ora la domanda è perché in giacca e cravatta? Sarebbe un equazione moderno=cattivo? mah). Odette diventa una giovane donna moderna che ha a che fare con un principe viziato e da educare alla condivisione della vita quotidiana in una relazione di coppia. Il tutto è condito con una base di giusto femminismo che ha un’importante ruolo nel finale. Ad esempio:

fumetto1

Le scelte di grafica, dalla gestione della pagina allo stile, sono ben calibrate alla leggerezza della riscrittura e intelligenti. Elena Triolo gioca con alcuni richiami diretti al balletto. Odette, come tutti gli altri cigni, ha un tutù bianco, mentre Odile travestita indossa sempre un tutù nero (da cui il cOdetto odileigno nero); questa differenza rimane nel fumetto e le si aggiunge il dettaglio che le due hanno un diverso colore degli occhi (cosa di cui il principe non si accorge se non verso la fine). Lo stile di disegno in sé non mi fa impazzire ma, appunto, funziona bene. Ho già detto che la vicenda viene attualizzata, però contemporaneamente lo scenario è quello del castello, che, per come è disegnato, non stona e non è mai fuori luogo. Sia pure un’attualizzazione, non è certo Romeo e Giulietta con di Caprio, per capirci, forse è più simile a Shrek senza orchi.

A me (e anche a Marco) è piaciuta molto questa pagina (non è importante il testo, ma l’impaginazione):

Fumetto 3

Insomma, la resa grafica non è pura didascalia e, anzi, è parte integrante e fondamentale della narrazione – sembrerebbe una cosa ovvia, ma non lo è.

Ai vari finali già esistenti, questo Lago dei cigni ne aggiunge un altro, non geniale ma funzionale alla storia per come Meucci la riscrive. Non dirò di più, vale la pena leggerlo. Un apprezzamento finale alla figura di Odile, che almeno qui non rimane la poraccia (come direbbe il principino inglese George) del balletto ma fa un suo percorso e non le manda a dire.

Ora, ho scoperto che la stessa casa editrice propone un fumetto su Petrarca e uno su Dante, se riesco a beccarli vi faccio sapere…

ps. la parte che ho apprezzato meno è quella in cui Siegrfied e Odette ballano. Non rende proprio l’idea di nulla:

fumetto2

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