I Masnadieri – Schiller

Categoria: un libro che hai in casa da sempre, ma che hai sempre evitato;

o di come decido di litigare con Schiller che si difende dicendo: “Nenenenene, non mi prendi sono morto, non mi prendi!”

Ho evitato questo dramma fino ad oggi per due motivi un po’ vergognosi: anzitutto perché la letteratura tedesca non m’attira e non la capisco; il secondo, è che ho sempre letto poco teatro, perché il teatro si va a vedere più che leggerlo. E invece a Roma andare a teatro è una cosa che più che farsi non si fa.

Ma i Masnadieri (che bella parola!) si leggono con il batticuore e col fiatone, si leggono volando e lasciandosi conquistare dall’impeto: almeno fino a che non si arriva ad un punto in cui si poggia il libro, si guarda Schiller in faccia e si domanda: «Ahò zì, ma che sei impazzito?». Perché improvviso colpisce il nonsense; o forse ho io gli occhiali di Beckett. Ma con ordine.

Appagante il sottotesto biblico/mitologico/shakespeariano che ci fa fare patpat sulla spalla. Ma soprattutto, seguire le evoluzioni dello spirito e osservare le pieghe dell’anima di Franz e di Karl è ciò che tiene ancorati. Perché Karl è l’eroe positivo: la mente curiosa e «universale», ossia colui che fa del bene comune il suo bene ma che, prendendo questa via impopolare, si trova meglio coi libertini o coi reietti che con quelli del suo stato (di principe ereditario tetesco). Karl è quello sincero, quello generoso, quello giusto e pure gnocco, oltre che fedele. Con la gnocchitudine hai un po’ esagerato Friedrich bello, ma può darsi che Franz abbia solo un complesso di inferiorità e per questo ritenga il fratello maggiore più ganzo, nell’insieme dell’essere più tutto.

Quindi Karl se ne sta coi masnadieri che di fatto, al grido «libertà o morte», sono uno squadrone fascista della peggior specie. Anche quelli che seguono il signorino Karl con buone intenzioni ucciderebbero la madre, se per Karl fosse una cosa da farsi. Inoltre, Karl è un po’ scemo – cosa che risulta dal suo essere tutto bianco tutto buono tutto bello -: appiccate fuoco alla città!, dice. E poi si stupisce che sono stati trucidati bambini, donne incinte, vecchi, malati. Ma non credete, lui si rammarica molto della cosa. Ovviamente post rem.

Volevo dire quanto mi piace Karl, quando mi fa volare che sia contro la società dei corrotti e degli ipocriti e invece sono finita a fargli il processo. Non volevo, signor Giudice! Perché Karl è davvero un figo e davvero ci fa sognare che manco Leo in Titanic e sarebbe un bellissimo esempio morale di Robin Hood meno idealizzato.

E c’è un’altra cosa anche: le qualità che animano Karl – io ritengo esistano realmente nella persona umana, seppur spesso dimenticate o additate come appartenenti al regno delle favole. Comoda falsità di chi così dicendo si può abbandonare al cercar ghiande, il muso per terra. Esistono invece persone che guardano alle lontane stelle e che ostinatamente leggono e fabbricano messaggi che tramutano nella loro vita. Dell’opposta schiera partecipa Franz, l’anti-eroe, piccolo, cattivo, brutto (vabbeh, dai, coi romantici va così) e molto comodo, che ha per scopo di vita d’uccidere quelli che invece ancora ci credono. Bon. Fin qua tutto bene.

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I Masnadieri di M. Zadara, prima al Teatr Narodowy di Varsavia, maggio 2014. I Masnadieri oggi possono solo che sta seduti sul divano. #poetiche #zeitgeist ©kultura.pl

(e ora lo spoiler e la lite)

Poi Schweizer va a cercare Franz con «gli angeli sterminatori». Franz si caca sotto e si suicida. Ci può stare. Ma Schweizer, che ha promesso di portare Franz vivo da Karl, piglia e si suicida. WHAT? Cosacome? Questo atto è il primo della fine: da qui in poi succedono cose a caso. Tipo che l’amatissimo padre per il cui perdono stiamo facendo tutto questo, muore. Tipo che Karl ha pianto Amelia e Amelia lo ha invocato per due anni e 140 pagine e allora Karl la uccide per non rinnegare i suoi Masnadieri. E a questo punto rinnega i Masnadieri sognando pure di essere ammirato: eh no Schiller, NO, non mi puoi trattare come una deficiente e ficcarci la morale, là in fondo, all’ultima battuta e dopo buoni 15 minuti di assurdo puro, in cui la vita passa sulla sponda della morte, nulla ha più senso né direzione, vacuità, vanità, orrore, fine.

In mia difesa, voglio dire che sono contraria al rimproverare agli autori di aver scritto qualcosa. Quindi perché lo sto facendo? Perché ho sorvolato il livello di lettura in cui il testo è figlio della sua epoca e mi dice tante cose interessanti dal punto di vista della filosofia, sociologia, letteratura del tempo e pure dello zeitgeist etc,  e l’ho reso un dialogo tra Friedrich e me, a (2016-1781=235) duecentotrentacinque anni di distanza.

Perché hai mandato tutto a puttane, Friedrich? Perché Karl, che tanto ci piaceva, si è piegato al male e ha avuto paura di essere felice? Perché lo hai fatto ricadere nella triviale viltà? Perché vince l’autocompiacimento dell’autocommiserazione? Celebrazione del masochismo! Follia! Follia!

E hai così dato a Verdi lo spunto per farci un melodramma. Lo so che non potevi prevedere Verdi al tempo tuo Goethe parlava del problema delle masse e dell’arte, quindi non fare il vago!

I Masnadieri - Verdi/Maffei Prima al San Carlo di Napoli, marzo 2012. ©GBOpera
I Masnadieri – Verdi/Maffei
Prima al San Carlo di Napoli, marzo 2012.
©GBOpera

2 thoughts on “I Masnadieri – Schiller

    1. Ma no che non ci sta, scusa.

      Karl gli dice: vi spezzo se me lo ammazzate.
      Quelli vanno e lo trovano morto. Ma s’è ammazzato: cosa che va tutta a vantaggio di Karl che è fratricida solo in potenza, mai all’atto. E infatti quando lo scopre gode un sacco. Invece Schweizer non ci arriva perché non crede che il suo capo sia giusto: nonostante Karl abbia fino a quel momento fatto cose da giusto, Schweizer, che pure è tra i suoi fedeli, non lo capisce e non ha mai visto in Karl un giusto. Ecco come lo sguardo dell’altro plasma l’eroe, c’è già tutto Bachtin qui, attenzione.

      Karl non è Dart Vader, eddai!

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