I trovatori licenziosi – a cura di Giuseppe Sansone

Categoria: un libro pornografico

Sono già un paio d’anni che ce l’ho in libreria, e da filologo non potevo esimermi.  La storia del libro è semplice: il maestro l’aveva consigliato durante le lezioni su Guglielmo IX, primo trovatore a noi noto, e l’ho preso appena trovato tra gli usati. (Non starò qui a dire cosa sono i trovatori, la lingua d’oc e tutto il resto, se non lo sapete ci sono tanti bei siti, pure wikipedia).

Trattasi di trenta poesie in lingua d’oc con testo a fronte, con godibile traduzione di Giuseppe Sansone in versi non rimati. Trattasi anche della prima traduzione italiana di poesie oscene dei trovatori: si pensi che il primo moderno editore francese di Guglielmo IX, nel 1913, non traduceva i passaggi più scabrosi.

C’è dentro la poesia di Guglielmo IX che si finge muto per ottenere i favori sessuali di Agnes e Ermessen. Le due donne, sposate, pur di assicurarsi che egli non stia fingendo, gli lanciano contro un arrabbiato gatto rosso che lo graffia e morde. Guglielmo non fa un fiato e supera la prova:

Tant las fotei com auziretz:
cent et quatre-vinz et ueit vetz,
que pauc no⋅i rompei mos corretz
e mos arnes;
e no⋅us puesc dir los malavegz,
tan gran m’en pres.

State a sentire quanto le ho fottute:
centottantotto volte esattamente!
L’arnese mio poco mancò rompessi
e l’equipaggiamento.
Non posso dire tutti i gran malanni
che me ne son venuti.

C’è poi il meraviglioso scambio di battute di Peire Duran, in cui una donna si lamenta che il marito non la penetri a fondo. Lui si difende:

E son marit li respos si com l’agrada,
e dis razo per que lo⋅i mes de mezura:
maior l’a que negus hom de l’encontrada,
e temeria que fos de mort segura
si non l’anava palpan,
qu’a desmezura l’a gran;
ausir la poiria be
si no⋅l avia merce.

Rispose suo marito nel modo che gli piace,
dicendole perché l’ha messo di misura:
più lungo egli ce l’ha di ogn’uomo di quel luogo,
per cui egli temeva che andasse a morte certa
se non la risparmiava;
l’ha grande a dismisura
e ben potrebbe ucciderla
a non aver pietà.

E lei, che ovviamente dice di non essersi accorta di tali smisuratezze, si dichiara scetticamente pronta a siffatta morte.

C’è poi il celebre sirventese in cui quel santo di Arnaut Daniel, che Dante mette in Purgatorio, discute con altri di soffiar nel buco di dietro, e c’è anche Arnaut Catalan che si offre come peto-propulsore per un’ipotetica nave piena di bonazze da mandare in Terra Santa nonostante la bonaccia (passatemi il romano per amor di paronomasia).

E ci sono anche geniali parodie di poesie d’amore famose. La migliore trasforma pretz in pez, virtù in peti:

Dieus vos sal, de pretz sobeirana,
e vos don gaug e vos lais estar sana
e mi lais far tan de vos plazer

Che Dio vi salvi, del pregio sovrana,
e vi dia gioia e vi mantenga sana:
di fare mi consenta il piacer vostro

Deu vos sal, dels pez soberana,
e vos dun far dos tals sobre semana
c’audan tut cil qe vos venran veder

Che Dio vi salvi, dei peti sovrana,
e ve ne accordi due per settimana
ch’odano quanti verranno a vedervi

 

 

 

 

Solitamente , il codice cortese trobadorico pone la donna sposata come oggetto del desiderio del poeta, ma senza arrivare all’impossibilità dell’appagamento come sarà nei successivi italiani, come Dante e Petrarca. Per il trovatori, almeno i primi, il traguardo da raggiungere col corteggiamento è specificamente fisico. Poi certo è tutta una sequela di ma quanto sei bella, ma quanto sei brava, ma quanto sei seria, ma quanto ti amo, il pacchetto corteggiamento al completo. Rimane insomma divertente leggerli invece così esplicitamente espliciti, così come divertente era per loro. In fondo, sono poesie del tipo tette culi cazzi scorregge fiche, tutte cose che non si può tradurle vagina o pene, perché proprio di fica e cazzo si tratta.

La postfazione di Sansone, che potrebbe essere molto più utilmente l’introduzione (che poi finisce sempre che l’introduzione ti spoilera tutta la trama e la postfazione non ne parla manco, ma chi lo decide cosa introduce e cosa chiude? Ma, dico io, invertile no?) la postfazione, dicevo, fa un po’ un’introduzione (ma va?) a cosa sono i trovatori, come si collocano questi testi rispetto al canone, come il curatore li ha scelti (ah, trattasi di antologia, ma in realtà ne restano fuori ben pochi tra gli esistenti) e in che ordine li ha disposti (un’altra parentesi non la volevate?). È un’introduzione chiara, che sarebbe perfetta per i non addetti ai lavori, non fosse per il fraseggio un po’ arcaicizzante e per il multilinguismo da saggio specialistico, con susseguirsi di citazioni non tradotte in antico francese, francese moderno, spagnolo, latino e inglese.

Tamiramide
Sarà l’anemia.

Due parole, infine sull’edizione. A me le edizioni ES non dispiacciono, con la loro copertina tipo F2 ruvido e la preponderante verticalità. Poi costano un sacco, ma pubblicano cose che sennò chi le pubblica. Epperò, con tutti i bei manoscritti miniati che abbiamo, perché mi metti in copertina la cinquecentesca Dama alla toilette della scuola di Fontainebleau? E dietro una Tamiramide (perché, non si dice Semiramide?) albina?

3 thoughts on “I trovatori licenziosi – a cura di Giuseppe Sansone

  1. Grande! L’ho letto per una ricerca su Daniel (diciamo anche per curiosità) e concordo per ogni parola della recensione

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