Il fidanzamento a San Domingo – Kleist

Categoria:  libro che hai pagato meno di due euro.

Ma questa copertina? La lascivona di Henri Rousseau? Eh.
Ma questa copertina? La lascivona di Henri Rousseau? Eh.

Pagato euri 1.80€ e appositamente scelto su Libraccio. Dovevamo infatti leggere la Pentesilea di Kleist per il gruppo di lettura e così mi son detta: più Kleist è, meglio fa.

Il volumetto di Passigli contiene il racconto eponimo e Il terremoto nel Cile. Purtroppo non contiene un saggio di accompagnamento, o un’introduzione, o un extroduzione, o una nota. Niente insomma. E invece servirebbe, servirebbe proprio, perché qui certe questioni vengono trattate in termini un po’ antiquati: ma visto che presunte inferiorità razziali esistono ancora nelle testoline bacate di esponenti di questo mondo odierno, varrebbe proprio la pena di mettere certe cose in chiaro.

Comunque. Un po’ di storia. Siamo a Santo Domingo durante la rivolta del 1803, quando Dessalines lotta contro i francesi colonizzatori e libera l’isola. NB: la rivolta era iniziata nel 1791 e poi era stato Napoleone a schiacciarla quasi definitivamente – a proposito di come l’applicazione della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino sin dall’inizio sia stata applicata facendo una certa attenzione a distinguere gli uomini dai non-uomini.

La storia è che durante la rivolta, nella tenuta del negro Congo Hoango viene accolto dalla vecchia Babekan e dalla giovane Toni il bianchissimo svizzero di nome Gustavo. Le due devono trattenerlo perché tornati gli uomini possano uccidere il bianco; ma tra i giovani sboccia l’amor. Infatti, «egli avrebbe giurato, tranne il colore che l’offendeva, di non avere veduto mai niente di più bello» [p. 24, grassetto mio]. Giuro che c’è scritto. Lei poi viene sopraffatta «da un sentimento umano» [p. 25] (non so se dobbiamo stupirci, visto che Toni è di un colore offensivo e quindi forse prima non ha mai provato sentimenti umani). È a questo punto che lui fa il piacione; ma ce lo aspettavamo, quindi torniamo a concentrarci sull’incredibile.

Torna Congo Hoango e lei esce di nascosto per avvertire il resto della famiglia di lui e salvarli: «ed ella esultava al pensiero di morire in questa impresa per la sua salvezza». Che se hai 16 anni e ti sei appena innamorata forse ci sta, anche se non hai la testa infarcita né di soap opera né di romanzucci. Resta per me dell’ordine del «ma che davero», anche se capisco le mode dell’epoca.

E poi succede che Gustavo è un deficiente c r o n i c o. Ne avevamo avuto il sospetto – il finale lo rivela per quello che è. Non dirò altro. Un deficiente cronico + l’amore per il destino tragico dei romantici = mainagioia. Vorrei dire che Kleist ci prova a non essere schifosamente razzista ma il risultato è che non ce la può proprio fare.

Sempre valido per la categoria mainagioia, il secondo racconto ha un tempo magistrale. Scorre tra le dita quale una cascata, tra ingiustizie fulminee, sangue che cola e la cieca fiducia nel sistema sociale umano che mostra tutta la sua balenante idiozia. Molto bello (bravo Kleist!) e al contempo assai disgustoso (buu società buuu).

О μύθος δελοι οτι, che mai credere troppo al sistema inventato dagli uomini perché si finisce a fare bestialità.

 

Cheers, Malleveria.

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