Doppio sogno – Arthur Schnitzler

Categoria: UnDoppio sogno libro che ho pagato meno di due euro.

Qualche mese fa la simpatica C., amica di Adriana, stava ripulendo la sua libreria dal di più – che poi a me non verrebbe mai di dare via libri per questioni di spazio, piuttosto uso forno e fornelli come ripiani e divento crudista – e dava via libri a un euro l’uno – però dai, è una cosa molto bella. Doppio sogno proviene da lì, prezzo 1 €, sta largo nella sua categoria.

Non avevo particolari motivi per sceglierlo, non l’avevo mai sentito né conoscevo l’autore, ma era abbastanza breve da infilarsi senza impegno tra la saggistica varia che stavo leggendo.

Da quel che ho capito, trattasi di libro abbastanza famoso. In breve, primo Novecento, Lui e Lei sono sposati ma si guardano un po’ intorno, e quando se lo raccontano ci rimangono male. Lui allora va in giro per la città a provarci con donne a caso, da prostituta a massona, Lei sta a casa e fa sogni a luci rosse. Le due esperienze sono entrambe a loro modo oniriche e allucinanti (o allucinate?), da qui il titolo. Il tutto infarcito di psicanalisi freudiana, ché d’altra parte Schnitzler conosceva il dottor F.

Il gusto decadente di Doppio sogno non è tra quelli che frequento con più piacere. In genere la trama mi annoia, la prosa pure. In questo caso devo aggiungere anche un certo fastidio suscitato dal maschilismo implicito: perché Lui va in giro e Lei invece sta a casa a sognare? Sì, ok che Lui è dottore e Lei deve fare la moglie trofeo, ma tutta la costruzione narrativa ne esce sbilanciata, perché il narratore segue Lui per metà novella, poi Lei diventa narratrice del proprio sogno al marito e contemporaneamente vengono riportate le reazioni indignate  di Lui (ipocrita!) che ascolta. Mah.

Sarebbe bello che qualcuno si prendesse la briga di spiegarmi la bellezza di questo libro (se l’ha capita. Al di là del titolo originale, Traumnovelle, che ha una sua allure). Giuseppe Farese, che in questa edizione Adelphi cura una poco significativa “Nota” di chiusura, non ha saputo illuminarmi granché.

Alessio

 

P.s. Che poi sarà una costatazione ovvia, ma Fridolin (=Lui) ha qualcosa di Folantin e Des Esseintes di Huysmans. O forse è il clima generale.

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